Il #DIARIO DEL WELCOME

Feltre

Un piccolo gioiello all'ombra delle alpi trentine

Feltre è una delle città più suggestive di tutto il Veneto, non solo per la sua ricca storia, ma anche per la sua posizione geografica. Infatti Feltre sorge in un anfiteatro naturale di rara bellezza situato ai piedi delle Prealpi. Nel 1° sec. a.C. divenne, sotto il controllo di Roma, un municipio (municipium) proprio per la sua posizione favorevole al commercio e al passaggio dei militari romani. Passava appunto per Feltre un’importante via che collegava il porto di Altino con l’area danubiana.
Durante la sua vita questa cittadina venne saccheggiata molte volte da parte di popolazioni provenienti dal nord. Ma visse anche un periodo di notevole splendore. Nel 1404 infatti legò le proprie sorti alla repubblica di Venezia. Nel XVI sec. invece vide un altro periodo di continui saccheggi da parte di Massimiliano d’Asburgo che la danneggiò molto pesantemente. Successivamente la città venne ricostruita e possiamo
ancora vedere i palazzi risalenti a quell’ epoca.  Feltre è punto di
riferimento per i comuni limitrofi essendo fornita di numerose e
funzionali infrastrutture. È inoltre una frequentata meta turistica, grazie all’ambiente naturale che la circonda. Numerosi flussi di visitatori, inoltre, sono attirati dalle numerose tradizionali manifestazioni ricreative e culturali come la rassegna “Feltre in fiore”, la mostra di artigianato locale, le “musiche del loggiato”, iniziative dedicate allo sviluppo della stampa e un incontro di tecnici enologi. I Patroni, i Santi Vittore e Corona, si festeggiano il 14 maggio. È gemellata con la città belga di Eeklo e dal 1962 con la città francese di Bagnol sur Ceze.

SINDACO: Paolo Perenzin

VOLONTARIO #Ventotene,
#IlCamperdelWelcome:
 Debora Nicoletto

Il #Diario del welcome

Comune numero 3: Feltre

#DiariodiWelcome - #Feltre (BL)

 

Il #Comune di Feltre ci conferma in pieno la teoria del Welcome che porta #Ventotene a girare l’Italia. 

Debora Nicoletto, Assessore alle Politiche Sociali, Giovanili e...a tante altre cose ancora, ci accoglie nel bel mezzo di una festa organizzata dai giovani del liceo e dai giovani ospiti di un CAS che - ci dice fiera - è un “Centro di Accoglienza Evoluto” del paese. Una festa all’insegna della castagna e della cooperazione dal basso.

Mentre un ragazzo con la fascia che mantiene i capelli è intento a mescolare e riscaldare per bene il vin brûlé, un altro gruppo di giovani è intento al sound check, altri sono presi dal carico e scarico delle castagne, altri appendono festoni in modo improbabile, altri sistemano sedie e divani per la serata. Sono certamente ragazzi di Feltre e ragazzi provenienti dall’Africa, ma non li distingui per il colore quanto per la #bellezza che trasmette ognuno di loro. Mentre qualcuno inizia a ballare, Debora ci fa segno di salire: la piccola compagnia de #ilCamperdelWelcome si apparta al piano di sopra con gli adulti dell’amministrazione comunale e delle associazioni di volontariato del Comune, in un’aula di questo edificio comunale dedicato alla pratica dei #benicomuni.

Debora ci presenta un gruppo di persone impegnate nella solidarietà a vario titolo: la responsabile della mensa solidale “Noi con Voi” che si basa su sistemi di economia circolare, il responsabile del centro “Tutti in Campo” per la qualità di vita delle persone con disabilità, le due giovani operatrici sociali della cooperativa Dumia che gestisce il CAS, orgoglio del comune, altri adulti impegnati, un’altra Assessore, Anna Maria Rossi, e due consigliere: Cristina Possiedi e Daniela Perco. Nell’aula si aggirano anche Penelope e Isotta che con il padre Walter sostengono le lotte e l’impegno politico della mamma e moglie Debora.

Debora ci presenta quella che è a tutti gli effetti una “Comunità Welcome”, la comunità di Feltre, nella provincia bellunese che da sempre è tra le prime in classifica per qualità di vita. Sono tutti d’accordo con l’essenza del Manifesto: il #welfare non può più essere una questione di servizi, ma di #relazioni.

E non si può più separare il diritto del disabile da quello della donna lavoratrice, i diritti  degli indigenti da quelli dei migranti: o ci si salva insieme o ci perdiamo tutti. Gli operatori e gli amministratori parlano e davanti a noi si ricostruisce la trama di un Welcome di comunità, in cui il Comune ha un ruolo di governance e non di governo, di spinta e di accompagnamento perché quelle prassi “ad esclusione zero” esistano, più che un ruolo di “regolatore burocratico” dei processi.

Eppure. Eppure anche qui, anche a Feltre, dove il Welcome funziona per i migranti e per gli autoctoni, il vento dell’ideologia soffia forte e incombe sul futuro della comunità. 

Nonostante siano tra i primi in classifica, nonostante l’integrazione stia funzionando, con i suoi alti e bassi, anche quel piccolo popolo radunato in quell’aula dei beni comuni si sente minoranza culturale nel paese Italia. Magari non è così, magari gli accoglienti sono la gran parte della penisola, ma le leggi che arrivano dall’alto impongono la separazione e l’esclusione.

Siamo tutti d’accordo che il welcome non ha futuro se non contamina i territori, se funziona solo in isole felici muore, vive solo se ambisce a divenire cultura sui territori.

Giù i ragazzi iniziano a suonare sul serio, la musica è tutta rigorosamente straniera e rock. 

Per loro il Welcome è vita di ogni giorno. Nelle classi feltrine in cui le diverse provenienze dall’Italia e dal mondo si mescolano da tempo, parlare di separazione e di esclusione è davvero anacronistico. 

Forse i ragazzi ancora non sanno che quella band potrebbe essere fuori legge tra pochi giorni. O forse per loro, dentro di loro, non lo diventerà mai.

Il gruppo di adulti sale nel Camper, condivide la Falanghina “Confine” e un po’ di #Olio #evo delle #TerredelWelcome. Ci lasciamo con l’idea di allearci per un “nodo” dei Piccoli Comuni del Welcome dell’area feltrina. 

Siamo di più, siamo avanti rispetto ad un futuro possibile e non possiamo retrocedere, ma nessuno di noi resisterà se resteremo isolati e “prudenti” nel nostro essere Welcome.

***

Dall’ultima nostra visita ad un “piccolo comune”, San Martino Valle Caudina, è passato solo un mese, ma in realtà è trascorsa un’epoca. 

Il Decreto Sicurezza n.113 di Salvini, questo cancro ideologico che intende spazzare via il lento cantiere dell’integrazione italiana, è stato approvato fulmineamente al #Senato e si presenta senza problemi alla #Camera, oggi, dove il più grande partito italiano, il #movimento5S, ha già fatto sapere di aver ritirato tutti gli emendamenti perché il Decreto non decada.

 

A Feltre come a Benevento come a Scillato come a Campofelice come a San Martino Valle Caudina come a Nughedu come nella gran parte dell’Italia dei Piccoli, la maggioranza dell’Italia, oltre il 70%, non c’è nessuna emergenza immigrazione che giustifichi quel Decreto Legge. 

#Ventotene è arrivato a Feltre da Trento, dove l’Euricse, autorevole ente di ricerca sul welfare e sul terzo settore, aveva radunato 32 buone prassi italiane (tra le quali la rete dei Piccoli Comuni del Welcome) per parlare di “Territori accoglienti”, quei territori che coniugano accoglienza e sviluppo. La convocazione era partita agli inizi di settembre, ma il 24 novembre è un’altra #Italia quella che si è riunita a #Trento. 

L’integrazione funziona, i dati sono chiari e li si ritrova anche nel dossier pubblicato pochi giorni fa da Legambiente: l’accoglienza funziona, ma deve essere fatta a piccoli numeri, diffusa e per progetti personalizzati. Questa integrazione procede bene anche se lentamente, ma oggi non sembra più replicabile e sembra avere una scadenza a breve termine. 

Il governo Salvini vuole casermoni in cui si concentrino centinaia di persone, intende bloccare l’Accoglienza diffusa degli Sprar, intende mettere fuori regola circa 60 mila persone a cui non verrà riconosciuta la protezione umanitaria e per le quali nessuno sa che sorte avverrà, sappiamo solo che saranno i comuni con i loro pochi fondi per le politiche sociali a doversene occupare e non certo le prefetture salviniste.

A Trento e a Feltre è chiaro a tutti che è solo un vento ideologico quello che soffia sul cantiere integrazione per spazzarlo via, per fermare i suoi  operai ed i suoi piccoli mezzi.

È anche chiaro che non c’è da arrendersi, perché non ci sono futuri possibili in un’Europa chiusa, c’è invece tutto da sperare in un’Italia che si ritrova nel suo essere porto sicuro, per tutti.

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Direttore della Comunicazione 

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Il “Manifesto” e la

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www.piccolicomunidelwelcome.it

Segretario Amministrativo

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